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Indirizzo: Strada per pavia 1A 15048 Valenza AL
tel:3939135420
sito: www.monferrato-barbisa1852.com
Barbisa 1852 – Una storia di scelte, radici e trasformazione
Alle porte del Monferrato, immersa nella natura e non lontano dal corso del fiume Po, si trova una cascina che si chiama Barbisa 1852. Una cascina con la data di costruzione incisa – 1852 – e una storia che ha ripreso vita grazie a una famiglia di quattro persone: Cristina, Stefano e i loro due figli, Lapo e Zoè.
Vivono a Valenza, la città dell’oro, in Piemonte. Qui, tra tradizione artigiana e paesaggi ancora autentici, Cristina e Stefano hanno scelto di crescere i loro figli lontani dal caos cittadino, immersi nel verde, in una quotidianità che potesse assomigliare il più possibile ai valori in cui credono.Stefano imprenditore artigiano nel settore della sicurezza – si occupa di casseforti, antifurti, video sorveglianza – mentre Cristina, laureata in architettura con il massimo dei voti a Torino e con un dottorato di ricerca alle spalle, ha avuto la possibilità di vincere una cattedra universitaria a Mantova. Ma quando la vita l’ha messa di fronte a una scelta, ha deciso di rinunciare alla carriera accademica per rimanere accanto alla famiglia e costruire un futuro in cui potersi occupare in prima persona dei figli che sarebbero arrivati.Ha quindi affiancato Stefano nella sua azienda, occupandosi per anni di un lavoro che non le piaceva – la contabilità – ma che ha portato avanti con senso di responsabilità e visione a lungo termine.
La Loro storia
Stefano (1964) per metà toscano e per metà romano arriva in Piemonte in quanto suo padre era Colonello dei Carabinieri e si spostavano spesso. Nel 1978, inizia il Liceo Classico Giovanni Plana ad Alessandria, si innamora perdutamente di Cristina (1965), e dopo un po' riesce a conquistarla, da qui inizia la loro storia che ci porta fino ad oggi.
Nei primi anni insieme, prima della nascita dei bambini, Cristina e Stefano hanno viaggiato molto, spesso con pochi soldi ma con grande curiosità. Dopo una vacanza in Corsica con amici, costosa e deludente, si dissero: “Con questi soldi saremmo potuti andare in America.” E così fecero, l’anno successivo.
Negli Stati Uniti scoprirono una nuova idea di ospitalità: Airbnb era già diffuso, a differenza dell’Italia, dove la cultura dell’accoglienza in casa propria stava appena iniziando a prendere piede. Durante un soggiorno a Santa Monica conobbero Emily e Frank, una coppia americana. Frank inizialmente li guardava con sospetto, vittima dei soliti cliché sugli italiani. Ma giorno dopo giorno si conobbero meglio, e tra le due famiglie nacque un legame profondo, tanto da sentirsi quasi una sola: i Gambacorti e gli Swanson diventarono gli Swansacorti, in loro trovarono dei genitori adottivi.
Cristina e Stefano, già sposati in Italia con una cerimonia “istituzionale”, decisero di risposarsi in modo intimo e informale, all’americana, solo loro due con qualche amico come testimone.
Ritornarono in California ogni anno, e quando nacque la loro prima figlia, la chiamarono Zoè Melina Giulia(2000) – Zoè dal greco antico “scintilla di vita”, Melina sempre dal greco Melos “dolce”, Giulia il nome di un’antenata, parafrasato: Giulia dalla Dolce Vita.
La battezzarono proprio lì, in America. Emily divenne la sua madrina.
Per un periodo valutarono seriamente l’idea di trasferirsi definitivamente negli Stati Uniti. Li affascinava la mentalità, gli spazi di lavoro integrati con la famiglia, un’organizzazione più moderna della vita. Ma la distanza dalle radici, dalla lingua, dai legami più profondi li ha portati a un’altra decisione: non andare via, ma portare quello spirito in Italia.
Cambiare modo di vivere restando dove erano nati. Vivevano in appartamento in Alessandria e avevano la sede della ditta in un edificio che faceva parte di una Villa Storica di Valenza nella Zona di Astigliano.Hanno deciso poi di trasferirsi li in campagna.Per anni, Cristina e Stefano hanno vissuto e lavorato nella stessa casa: una casa che si erano costruiti da soli, prima era un magazzino di un falegname.Era immersa nella campagna, e potevano avere accesso al Parco della villa con alberi secolari e un microclima particolare che ancora oggi ricordano per alcune nevicate improvvise e memorabili.
Era una casa che amavano, dove tutto sembrava funzionare: equilibrio tra lavoro e famiglia, spazio per i bambini, contatto diretto con la natura.
Nel 2004 arriva Lapo(dal nome del poeta migliore amico di Dante Alighieri) Francesco Stefano, ogni estate la famiglia Swansacorti si ritrovava, Stefano e Cristina gli fecero scoprire la Toscana di cui si innamorarono. Frank era svedese di origine e un'estate andarono insieme a conoscere la sua famiglia, lì Lapo fu battezzato.
Gli anni passavano e Lapo e Zoè hanno trascorso una bellisima infazia in questo posto incantato, sempre appiccicati
Ma anche quella casa, come spesso succede, era temporanea. Un cambiamento improvviso – e un proprietario difficile – li costrinse a lasciarla. Fu un momento duro. Non credevano che avrebbero potuto trovare di nuovo un luogo che avesse lo stesso valore per loro.Poi, quasi per caso, Stefano si trovò dal barbiere. Su una bacheca vide un annuncio. Una proprietà in campagna, con un grande parco. Lo colpì subito.Quando andarono a vederla, accanto alla casa abitabile c’era una vecchia cascina abbandonata, parte della stessa proprietà. Nessuno sapeva bene cosa sarebbe diventata. Ma c’era spazio, potenziale, natura. Decisero di trasferirsi. Prima misero a posto la casa dove andare ad abitare e piano piano la cascina adiacente quella che oggi è Barbisa1852
I figli avevano 11 e 7 anni. E lì è cominciata una nuova fase della loro vita.
L'inizio del progetto
Durante i lavori di sistemazione, venne trovata un’incisione: 1852. Era la data di costruzione della cascina. Barbisa era il nome già preseistente della azienda agricola;Non era un nome inventato da loro. Esisteva già, legato alla storia del luogo. Decisero di mantenerlo. Cristina & Stefano Insieme hanno messo nella ristrutturazione della cascina tutte le influenze che li hanno formati: lo stile sobrio ma curato del Piemonte, l’energia della Toscana, l’apertura appresa nei viaggi in America.
Il primo appartamento fu ricavato al piano terra. Nessuno dei due faceva accoglienza di mestiere, e Cristina non ha mai amato cucinare, quindi fin da subito la formula è stata chiara: ospitalità autonoma, senza colazioni o ristorazione.
Aprirono su Airbnb, quasi per gioco, come secondo lavoro.Il risultato li sorprese. Gli ospiti cominciarono ad arrivare, anche dall’estero, attratti dalla tranquillità del posto e dalla cura con cui era stato ristrutturato. Così iniziarono a sistemare anche il piano superiore, trasformandolo in un secondo alloggio.
Un territorio da valorizzare
Nel frattempo, intorno a loro si stavano muovendo anche altri progetti. Uno in particolare li colpì: la ciclovia VENTO, che un giorno collegherà Torino a Venezia lungo il Po.Un’idea di mobilità lenta, sostenibile, che coincideva con la loro visione del territorio.
Stefano decise di impegnarsi in diverse associazioni locali. Lavorò sulla promozione della zona, sull’introduzione delle biciclette elettriche, Barbisa si trova vicino all'argine del Po dove passerà questa ciclovia. Cristina iniziò a progettare una veranda in legno, ispirandosi a una scuola di Casale Monferrato, costruita con l’aiuto di un falegname. Uno spazio semplice, funzionale, immerso nel verde.
Con il tempo, quello spazio cominciò a essere richiesto per piccole feste, eventi culturali, compleanni, spot televisivi per la promozione del terriorio , campagne pubblicitarie(es. Feltrinelli) ecc.
Un uso spontaneo e naturale, nato dalla comunità, non da un piano d’impresa.
Lapo all'età di 12 anni si inizia ad appasionare alla fotografia
La partecipazione dei figli e l’idea di espandersi
Nel frattempo Lapo e Zoè crescevano. Erano parte attiva del progetto: aiutavano con le pulizie, l’accoglienza, la preparazione degli spazi.Portavano idee nuove, soprattutto legate alla comunicazione. Proposero di provare a promuovere Barbisa su Facebook e Instagram. Funzionò. Arrivarono ospiti da Australia, Russia, Paesi Bassi. (nella foto: luna di Miele di coppia Australiana)
Col tempo nacque l’idea di proporre l’intera casa come struttura unica per gruppi: fino a 13 posti letto, un grande giardino, una sala per mangiare tutti insieme. Un’offerta rara, che rispondeva a un bisogno reale: trovare uno spazio tranquillo, immerso nella natura, per condividere tempo in gruppo.
Allo stesso tempo, la famiglia capì che quel modello poteva essere replicato.
Nacque il progetto Cavallotti1798: una palazzina abbandonata nel centro storico di Valenza, con l’ambizione di restituire valore a una parte della città che nel tempo era stata trascurata. A quella prima esperienza ne seguì un’altra: una seconda palazzina Alloggi Cavour con sei appartamenti attorno a un cortile interno, senza vicini e con ampi spazi.
Poi arrivò il Covid. Tutto si fermò: feste, eventi, prenotazioni, lavori.
Ma da quel periodo difficile emerse con forza un nuovo desiderio, comune a molti:
stare insieme, all’aperto, vivere il tempo in modo più autentico.
Zoè: creatività, cura e piccole rivoluzioni
Zoè fin da piccola amava le ricorrenze, i compleanni, le occasioni speciali. Non per il regalo o la festa in sé, ma per il piacere di sorprendere chi amava, di creare atmosfera.
Ha frequentato il Liceo classico a Casale Monferrato e conseguita la maturità si è iscritta alla facoltà di Informatica, non tanto per una passione personale, quanto per le opportunità professionali che questo percorso poteva offrirle, ad Alessandria per poter stare vicino alla famiglia a continuare a dare una mano durante gli studi.
Non aveva ancora chiaro quale sarebbe stato il suo futuro, ma una cosa era evidente: aveva talento nel trasformare gli spazi in qualcosa di accogliente, emozionante, curato.Durante il lockdown, in piena pandemia, quando non si poteva uscire e il clima era pesante, organizzò per la sua famiglia una cena di compleanno speciale: tutta la sala decorata con materiali trovati nel giardino, fiori, foglie, dettagli realizzati a mano. Niente di comprato, ma tutto sentito. In un momento in cui il mondo sembrava fermo, scelse di creare bellezza.Fu lì che prese forma un’idea: perché non offrire questa capacità a chi veniva a festeggiare a Barbisa?
Senza un piano preciso, iniziò a proporre allestimenti per compleanni, anniversari, momenti speciali. Partendo completamente da zero, costruì un magazzino con gli oggetti raccolti nel tempo, realizzati spesso in famiglia: fette di legno tagliate dal papà, tessuti, materiali naturali.Nel tempo, tante persone le hanno dato fiducia. La sua cura, la sua delicatezza, la capacità di capire lo spirito dell’occasione sono state riconosciute e apprezzate. Ha lavorato sui contenuti online, in particolare su Instagram, condividendo idee, creazioni, ispirazioni.
Primi allestimenti :
Il giardino stesso è diventato un’estensione del suo lavoro creativo, creando insieme alla sua famiglia tanti angoli suggestivi: bancone bar, divanetto alla vasca , galleria in giardino, area pic-nic, zona cerimonie, tavoli e panche
Barbisa 1852 non è un progetto statico. È un luogo in costante trasformazione, dove ogni stagione porta con sé nuove idee, nuovi progetti, nuove energie. Qui le cose non si fanno “perché si è sempre fatto così”, ma perché c’è voglia di sperimentare, di restare al passo con i tempi, di cogliere quello che la contemporaneità offre – dalle tendenze internazionali ai bisogni locali.
Uno degli elementi che ha dato forza a questo percorso è stata la volontà dei genitori di dare spazio ai giovani, alle loro intuizioni, alla loro visione del mondo. Così, quello che era iniziato come un progetto familiare di accoglienza si è naturalmente aperto a diventare un’attività a più voci, dove ognuno può contribuire con ciò che sa fare meglio.
Proprio da queste contaminazioni sono nate alcune delle proposte oggi più apprezzate:
– i picnic nel giardino, curati nei minimi dettagli, per vivere la natura con semplicità ma anche stile
– i laboratori creativi, pensati per vivere esperienze durante il soggiorno
– i servizi fotografici, realizzati in un contesto suggestivo, naturale, sempre autentico
Iniziative che uniscono estetica e contenuto, tradizione e attualità, e che trovano terreno fertile grazie al contributo di giovani menti creative come quella di Zoè e Lapo, capaci di portare dentro Barbisa uno sguardo fresco, contemporaneo, ma radicato.
Barbisa è diventata così un laboratorio a cielo aperto, dove ogni idea può trovare forma, se è portata avanti con cura e coerenza. Un posto dove l'ospitalità si intreccia con la progettazione, l’accoglienza si fonde con la cultura, e il lavoro di famiglia si apre al mondo con spontaneità.
All’interno del progetto Barbisa, Zoè ha sviluppato un filone tutto suo, portandolo a un livello sorprendente per qualità, personalizzazione e originalità: gli addii al nubilato.
Non si è limitata ad allestire, ma ha creato una proposta quasi unica in Italia:
un’esperienza completa, curata in ogni dettaglio, pensata su misura per ogni gruppo, con una vasta gamma di attività, ambientazioni e possibilità, sempre in equilibrio tra gusto, leggerezza e cura del momento.
Attorno a questa idea ha costruito una realtà dedicata esclusivamente a questo tipo di occasione, capace di offrire qualcosa di diverso da tutto ciò che si trova nel mercato tradizionale: non pacchetti preconfezionati, ma esperienze autentiche e personalizzabili in un contesto naturale, elegante e mai artefatto.
A questo si è aggiunta, nel tempo, la possibilità di ospitare matrimoni, piccoli e raccolti, spesso immersi nel verde o nella veranda in legno.Un privilegio che Zoè e la sua famiglia vivono con grande senso di responsabilità. Ogni matrimonio viene progettato insieme alla coppia con mesi di preparazione, ascolto e confronto. E quando arriva il giorno delle promesse, non c’è mai stata una coppia con cui non si siano commossi, o con cui, nel tempo, non sia nata una vera amicizia.
Ogni allestimento parla la lingua degli sposi. Ogni dettaglio è scelto per raccontare la loro storia. E questo, più di ogni altra cosa, è ciò che rende Barbisa un luogo speciale: non si limita a ospitare eventi, ma li accompagna.
Nell’estate del 2024 nasce un nuovo capitolo del progetto di famiglia: una nuova casa a Giarole: Casa Novecento, un piccolo borgo del Monferrato, tra campagna, storia e silenzio.
Ancora una volta, non si tratta solo di ristrutturare un edificio, ma di dargli un’anima, una visione, uno scopo. Come per Barbisa, anche qui si parte da un luogo da sistemare, da pareti che portano i segni del tempo, da spazi che aspettano di essere riempiti di idee.
Ma dietro ogni dettaglio, ogni scelta progettuale, c’è la stessa filosofia: valorizzare il territorio, creare bellezza accessibile, offrire esperienze autentiche.
La nostra storia
Famiglia Gambacorti




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